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Commento al “Nada te turbe”

  Nel saggio introduttivo di Massimo Bettetini alle opere complete di Santa Teresa d’Avila si legge: “Nelle pagine del Breviario che tenne tra le mani fino all’ultima ora, fu trovato il manoscritto con una delle sue più belle e sintetiche poesie: Nada te turbe,/ nada te espante, / todo se pasa,/ Dios no se muda,/ la paciencia todo lo alcanza./ Quien a Dios tiene/ nada le falta./ Sólo Dios basta”. Nulla ti turbi,  nulla ti spaventi, tutto passa Dio non cambia, la pazienza ottiene tutto. Chi possiede Dio  non manca di nulla Solo Dio basta.  I primi tre versi potrebbero essere recitati anche da un buddhista: la percezione della Vacuità del mondo come supremo antidoto al dolore. Il quarto verso invece punta a quello che nella mia esperienza, quando ero un buddhista meno eretico, sentivo mancare quando meditavo su vacuità e compassione: un centro fondante che facesse da perno alla compassione, non facendola “annientare” dalla vacuità stessa (se tutto è vuoto e...

Fotosintesi

  FOTOSINTESI   Il mio tronco è immobile Sono un liquidambar Lascio che danzino le foglie del corpo al vento dell’impermanenza E le gazze dei pensieri  passino pure come fantasmi alati! Ecco la mia linfa ...qualcuno la chiama amore E intanto trasformo  grazie a luminosi raggi del cosmo   l’anidride del dolore In zucchero sottile  Davide Corvi 5/6/21

Il pianista

  Con la mano sinistra suona la spaziosità di Longchenpa, suona la suprema dolcezza della non-azione, il totale abbandono, la totale accettazione mentre la mano destra percorre la melodia della compassione assoluta D. Corvi 10/01/21 SPIEGAZIONE DELLA POESIA  Il meditante dovrebbe percepire contemporaneamente la Vacuità (descritta nei versi mirabili di Longchenpa), che è la mano sinistra del pianista, e la Compassione  universale (mano destra). È una metafora simile a quella dell’uccello dell’illuminazione, che vola con l’ala della Vacuità e l’ala della Compassione. Con una differenza, che con l’esperienza ho imparato: la mano destra è più incisiva e importante della mano sinistra perché spesso imposta la melodia: così, secondo me, la Compassione è più importante della Vacuità, e, come ho spiegato altrove, la Vacuità andrebbe applicata solo a tutto ciò che non è Compassione, oppure, per i credenti, a tutto ciò che non è Dio.

Versi tantrici

  VERSI TANTRICI Dal nucleo informe del mattino quando la notte porta ancora le sue sillabe nel cuore fino al tramonto  io nego l’esistenza di tutto ciò che non è amore con la forza della filosofia  con la precisione di Euclide Nego l’esistenza  di tutto ciò che non è pura gioia  E all’improvviso ogni fenomeno appare come manifestazione della divinità  Unico sapore Perfetta trasparenza              D. Corvi                   Monza, ottobre 2020 SPIEGAZIONE DELLA POESIA Il dubbio scettico può essere utilizzato in modo costruttivo, sfruttando le sue affilate argomentazioni contro tutto ciò che è contrario alla propria fede, al proprio centro. Tutto ciò che nell’esistenza fa sorgere dubbi sui propri valori può essere a sua volta messo radicalmente in dubbio con argomentazioni dedotte dall’impermanenza e dalla vacuità (vedi mio articolo su quest’ultima). Il fatto che il...

Staccarsi dall’Io

«Perdonate» disse a un tratto l'igumeno «è stato detto nei tempi antichi: "E presero a dire molte cose di me, alcune anche cattive. Ma io, dopo averle intese, dissi a me stesso: 'Questo è un farmaco di Gesù che mi è stato mandato per guarire la mia anima superba'". E perciò vi ringraziamo anche noi umilmente, ospite beneamato!» E si prosternò fino a terra dinanzi a Fedor Pavlovic. F.Dostoevskij I FRATELLI KARAMAZOV tradotto da Cicognini e Cotta “Possa io recidere i vincoli dell’aggrapparsi a un Sè” Preghiera udita in un centro buddhista tibetano

La novella di Ekov

L’armonia si riscontra in ogni creatura (Otloh di Sant’Emmerano, trad. U. Eco) “ Io sono l’Ātman che risiede nei cuori di tutti gli esseri, o Arjuna, e di tutti gli esseri sono in verità il principio, il mezzo e la fine.” Baghavad Gita , trad. Scarabelli, Vinti Più o meno come capitò a Borges di scoprire in un volume dell’Anglo-American Cyclopaedia una voce che non era presente in tutte le altre stampe ma -misteriosamente -solo in una copia dell’Enciclopedia, anche a me accadde di rinvenire con gioia nel mio Dizionario Letterario Bompiani, Volume V Opere N-P, edito nel 1951, una voce (L’Origine degli Angeli), posta fra “Oriente O Roma” di Josef Strzygowski e “Origine della Medicina” di Johannes-Baptista von Helmont, che  mancava completamente nell’analogo volume del mio amico Luca Galimberti, della stessa annata. La trascrissi  e la inviai a un altro amico, che si vantava di essere un grande conoscitore di letteratura russa. Il testo era breve: L’ORIGINE DEGLI ANGELI ...

La pizzeria metafisica

Alla metà di giugno dell’anno 2001 mi trovai, per una serie di circostanze  piuttosto insolite, ad assistere a una conferenza di teologia e filosofia religiosa all’Università Cattolica di Milano. Un mio amico filosofo doveva partecipare e mi aveva -chissà come- convinto a seguirlo, forse anticipandomi alcune riflessioni che avevano acceso il mio appetito dialettico, vincendo la mia diffidenza agnostica. Il relatore era un esperto di filosofia neo-tomistica e aveva tracciato, a mo’ di introduzione, un excursus sulle famose cinque vie di Tommaso d’Aquino per dimostrare l’esistenza di Dio. Con grande onestà aveva esposto anche in modo convincente tutte le obiezioni che i secoli successivi avevano mosso a queste presunte dimostrazioni e aveva infine proposto una possibile soluzione (che a me parve per la verità un po’ contorta) per far rivivere quella che secondo le sue parole era “la bellezza delle argomentazioni del dottore angelico”. La mia attenzione vagava tra le vette ...